Il nuovo presidente di FederUnacoma è Alessandro Malavolti

Da sinistra: Roberto Pini (Presidente Assomase), Franco Novello (Presidente Comagarden), Manlio Martilli (Presidente Assotrattori), Lorenzo Selvatici (Presidente Assomao), Antonella Varini (Vice presidente Comacomp), Alessandro Malavolti (Presidente FederUnacoma), Pier Giorgio Salvarani (Presidente Comacomp), Massimo Goldoni (Amministratore Delegato FederUnacoma srl), Stefano Cesari (Vice presidente Assomase), Massimo Bergo (Vice presidente Assomao)

Il 22 Giugno 2017 ha segnato il passaggio del testimone per il nuovo presidente di FederUnacoma. Il presidente è eletto dall’Assemblea ordinaria di ogni biennio dispari, su proposta del Consiglio generale e dura in carica per un massimo di quattro anni consecutivi senza possibilità di ulteriori rielezioni. I candidati alla Presidenza da sottoporre alla votazione del Consiglio generale sono individuati dalla Commissione di designazione previa consultazione dei soci. La scelta che ha posto termine alla presidenza di Massimo Goldoni, è caduta su Alessandro Malavolti, amministratore delegato del gruppo Ama. La Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l’Agricoltura, costituita nel 2012 come proseguimento in forma federativa delle attività Unacoma (Unione Nazionale Costruttori Macchine Agricole nata nel 1945), raggruppa, rappresentandole in Italia e all’estero, le associazioni dei costruttori italiani di macchine agricole. FederUnacoma aderisce alla Confindustria in Italia, al CEMA, all’EGMF e all’Euromot in Europa. Le aziende associate FederUnacoma realizzano l’80% della produzione nazionale dei comparti rappresentati, con un export pari al 60%.

Sig. Malavolti congratulazioni per la sua nuova carica di presidente FederUnacoma. Quali saranno gli obiettivi che vorrebbe attuare durante il suo mandato?

Gli obiettivi che mi sono prefissato di perseguire durante il mio mandato sono molteplici.

Prima di tutto continuare l’attività di potenziamento dell’internazionalizzazione, attività già intrapresa da svariati anni in FederUnacoma ed Eima e portata avanti molto bene sia nel settore della componentistica che in altri settori. Un altro obiettivo riguarda il potenziamento del settore tecnico, per noi fondamentale, che consiste nel fornire assistenza tecnica ai nostri associati nel risolvere, interpretare e quindi interagire con le terze parti, le quali sono essenzialmente istituzionali, riguardo i vari adattamenti sulle normative.

In aggiunta rimane sempre viva la grande attività di lobby a Bruxelles in quanto questo è diventato il centro delle decisioni strategiche e normative per tutto ciò che concerne la meccanizzazione agricola europea. Portare anche un cambiamento che si rifletta in una maggiore forza del CEMA (l’associazione europea dei costruttori di macchine agricole). Questa associazione rappresenta un po’ la “casa” di tutte le singole associazioni le quali, singolarmente, non possono avere lo stesso peso del CEMA. L’attività di lobby risulta di fondamentale importanza non solo a livello europeo ma anche a livello locale poiché si ripercuote sull’attività dei piani di sviluppo rurale.

I fondi stanziati dalla Comunità Europea fanno capo al “Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020”. Questo fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), ha stanziato per tutti i membri UE una determinata somma per il periodo 2014-2020. Il programma di finanziamento è mirato a potenziare e favorire il trasferimento di conoscenze, promuovere l´innovazione nel settore agricolo-forestale e favorire l´insediamento dei giovani in agricoltura. Questa rappresenta sostanzialmente una tranche iniziala, suddivisa per gli stati membri, che poi attraverso i criteri del piano viene suddivisa nuovamente per le regioni dello stato membro. Ogni regione gestisce i propri piani di sviluppo rurale per tanto per noi risulta fondamentale avere un’attività di lobby anche nel territorio italiano.

Mi prefiggo oltre a questo di continuare l’attività di formazione alle aziende su temi trasversali quali, finanza, mondo assicurativo, mondo dei materiali e molto altro.

Con la sua esperienza potrà portare certamente nuovi input in FederUnacoma. Possiamo parlare di un nuovo presidente che rispetti le tradizioni oppure vedremo un cambio di “rotta”?

La mia candidatura è certamente in continuità con ciò che è stato fatto negli ultimi anni dal presidente Goldoni, e da tutta la struttura che ha svolto un ottimo lavoro a livello associativo e fieristico. Apporterò alcune spinte maggiori su alcuni temi, spinte innovative ma non di rottura.

Sig. Malavolti lei come “ex-presidente” Comacomp ha sicuramente una visione ampia del settore della componentistica nelle sue varie sfaccettature. Quali sono i settori che hanno visto i maggiori sviluppi di mercato?  

Possiamo dire che il settore della componentistica, sta vivendo un buon periodo sia in termini di mercato nazionale che estero. In Comacomp vengono distinti due tipi di mercato: il primo dedicato al primo equipaggiamento e l’after market. Si registra una spinta sul mercato del primo equipaggiamento mentre l’after market mantiene i numeri dello scorso anno sia a livello interno che di esportazione.

Come è in grado l’associazione Comacomp di supportare le aziende in Italia o all’estero?

L’associazione Comacomp svolge diverse attività ma è principalmente incentrata sull’internazionalizzazione. Comacomp organizza in collaborazione con l’ICE ( Agenzia per la promozione e l’internazionalizzazione delle imprese italiane all’estero) delle collettive con i suoi associati componentisti piuttosto che altri membri di FederUnacoma. Inoltre organizza missioni all’estero, con svariate iniziative che spaziano da incontri b2b, visite presso altre aziende e missioni esplorative con la finalità di analizzare nuovi potenziali mercati per il settore della componentistica nei territori del sud America e Far East. A livello interno possiede un servizio tecnico per assistenza sulle nuove legislazioni e normative. Infine svolge seminari d’informazione e formazione su temi specifici quali Isobus ed altro ancora.

Molti degli associati Comacomp partecipano da svariate edizioni ad AGRITECHNICA e nello specifico nel salone specialistico Systems & Components. Come vede Lei la piattaforma Systems & Components? Quali sono i suoi punti di forza?

Vedo il salone specialistico Systems & Components in maniera molto positiva. Anche noi abbiamo constatato attraverso l’esperienza in Eima, all’interno del salone della componentistica “Eima Components”, che la specializzazione paga tantissimo. Prima di tutto dobbiamo sottolineare che il target del pubblico dei componentisti, sia in Italia che in Germania, è diverso da quello dei costruttori. La specializzazione paga sia in termini di qualità delle visite che in termini d’interesse del costruttore per la fiera. In passato tutte le fiere erano molto più dispersive quindi grazie all’avvento di Systems & Components ed “Eima Components” e alla loro concezione e disposizione, hanno apportato una concezione di struttura fieristica decisamente vincente. Questa “nuova” struttura delle due fiere ha portato nell’immediato ad un innalzamento qualitativo per entrambe le manifestazioni.

Possiamo dire che la fiera AGRITECHNICA ed Eima sono le due manifestazioni più importanti nel panorama delle fiere specialistiche sulla meccanizzazione agricola. Secondo lei quali sono le differenze, se ce ne sono, e quali le potenzialità?

Occorre analizzare le due fiere più nel dettaglio per capire che le differenze sono di carattere geografico e d’interesse di mercato. AGRITECHNICA, che si svolge in un quartiere fieristico molto grande, ha trovato la sua specializzazione oltre che nelle componentistica, anche nella focalizzazione alle colture estensive. La fiera Eima si è concentrata di più sulla produzione di nicchia e sulle tecnologie meccaniche per le produzioni tipiche dei diversi territori. Le due fiere pertanto sono sicuramente più complementari che antagoniste.

Le fiere specialistiche hanno un grande potenziale che va sicuramente arricchito in contenuti soprattutto in fiere come AGRITECHNICA ed Eima le quali registrano da qualche anno un quartiere “sold out”. Secondo lei quali sono le strategie più idonee da adottare?

Mi riallaccio al precedente discorso e ribadisco che occorre scegliere il proprio target, il proprio bacino d’utenza e specializzarsi su quello per soddisfare il proprio mercato.

La fiera AGRITECHNICA ha scelto il pubblico degli agricoltori con grandi possedimenti terrieri e culture estensive. Per conformazione geografica l’Eima ha scelto la produzione di nicchia, con un valore aggiunto più alto ma su superfici molto ridotte. Per tanto entrambe le fiere si differiscono solo sulla scelta dei diversi target risultando per entrambe vincenti. Oltretutto queste fiere rappresentano poli di forte attrazione sia per i visitatori che per i costruttori. Il numero delle fiere specialistiche ad oggi si è triplicato perché grazie alla loro struttura e all’offerta proposta, rappresentano un’occasione in cui potersi informare. Nell’ambito agricolo stiamo assistendo ad un radicale cambio della figura dell’agricoltore.

Assistiamo ad una vera e propria evoluzione che lo spinge a rivestire un ruolo altamente qualificato. L’agricoltore oggi gestisce un’azienda come una vera e propria industria. Con l’avvicinarsi di nuovi concetti quali la connettività ed “Industria 4.0” la gestione aziendale non potrà più essere sostenuta da personale che non sia aggiornato e al passo con le novità del mercato. Le grandi fiere specialistiche riflettono questo cambiamento e si stanno spingendo verso una grandissima professionalizzazione, rivestendo per tanto anche un importante ruolo di formazione e conoscenza.


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